Moncucco, piccolissimo borgo situato in Piemonte, fa parte della provincia di Asti ed è caratterizzato da una profonda storia medievale. Le sue origini si intrecciano con l’epoca romana, quando probabilmente vi sorgeva un tempio dedicato a Giove, da cui probabilmente deriva il nome antico ‘Montis Jovis’. L’insediamento attuale si è sviluppato attorno alla pieve di San Giorgio di Vergnano, citata già nel XIII secolo. Il borgo è anche noto per il suo castello, una struttura fortificata con corte centrale, torri e un passaggio di ronda ancora conservato, testimone delle vicende storiche che lo hanno coinvolto: dal riconoscimento dei suoi possedimenti da parte dell’imperatore Federico Barbarossa al legame con il Marchesato del Monferrato e successivamente all’integrazione nel dominio sabaudo nel XVII secolo.
Moncalvo, un antico comune situato nella regione Piemonte e nella provincia di Asti, vanta origini che risalgono all’epoca romana. La sua storia è segnata da una successione di dominazioni che ne hanno plasmato il carattere e l’importanza territoriale. Inizialmente proprietà della Chiesa di Asti, il borgo passò poi sotto il controllo della famiglia Graffagno e successivamente divenne la capitale del Marchesato del Monferrato. Nel corso del XIV secolo Moncalvo fu conteso tra il Marchese di Saluzzo e i Paleologi di Monferrato, fino a subire varie occupazioni straniere. Fu infine dominio dei Gonzaga del ducato di Mantova, che lo cedettero in feudo a diversi signori. Nel 1691 la cittadina fu saccheggiata dalle truppe imperiali guidate da Eugenio di Savoia. Dal 1704 Moncalvo è parte integrante della casa Savoia, entrando stabilmente a far parte dei domini piemontesi.
Monastero Bormida, situato nella regione Piemonte e facente parte della provincia di Asti, è un borgo con radici profonde nell’XI secolo, fondato dai monaci benedettini fruttuariensi provenienti dall’abbazia di Fruttuaria. Chiamati da Aleramo, marchese del Monferrato, questi monaci avevano il compito di ripristinare le terre devastate dalle incursioni saracene. Il luogo ospita un castello medievale, costruito attorno all’XI secolo e arricchito in epoca barocca, caratterizzato da una torre alta ventisette metri e da stanze decorate con mosaici e affreschi. Il castello sorge sul sito dell’antico monastero originario, del quale restano la torre campanaria e alcune mura prospicienti la piazza antistante. La presenza di elementi longobardi come il culto di Santa Giulia, patrona del paese, e toponimi tipici testimoniano un insediamento precedente di origine longobarda. Nel corso del tempo, il territorio è stato parte della Marca di Aleramo, un’area descritta in documenti storici come terra desolata dopo le invasioni. Nel 1393, a seguito di concessioni di privilegi da parte dell’abate Alberto dei Guttuari, i monaci lasciarono Monastero Bormida per trasferirsi al monastero di San Bartolomeo di Azzano d’Asti.
Mombercelli, piccolo comune situato nella provincia di Asti, Piemonte, ha origini che risalgono al X secolo, probabilmente come borgo fortificato longobardo. Documenti certi lo attestano già nel 1125 come parte di un feudo imperiale. Il nome Mombercelli potrebbe derivare dal latino mons bergerum, riferito al rilievo collinare, dal piemontese mont birchà, legato alle betulle della zona, oppure più probabilmente dal longobardo mombirsàn, che significa luogo di caccia. Nel corso del Medioevo, nel 1160, Mombercelli divenne teatro di alleanze militari tra i signori di Asti e il Marchesato di Monferrato, che portarono alla costruzione di una torre difensiva, oggi identificabile con il castello, ora in disuso. La zona fu coinvolta in conflitti tra famiglie guelfe e ghibelline e passaggi di proprietà che culminarono con il trasferimento del territorio alla famiglia Alfieri intorno al 1305, come ricompensa per i servigi resi a casa Savoia. Nel 1342 Mombercelli passò sotto il Ducato di Milano con la famiglia Visconti, rimanendo sotto il loro dominio per quasi quattro secoli. Durante questo periodo, il castello fu dimora di varie casate nobili milanesi, come i Maggiolini e gli Scarampi, nonché delle famiglie Bellone e Asinari. La presenza del maniero fu fonte di difficoltà per gli abitanti, che dovettero affrontare il transito di truppe e banditi. Nel XVII secolo, Mombercelli fu occupata prima dai francesi durante le guerre tra Cristina di Francia e i principi Tommaso e Maurizio, poi dagli spagnoli. Dopo la Guerra di successione spagnola, nel 1736, divenne parte del Regno di Sardegna sotto Vittorio Amedeo II di Savoia, per poi entrare a far parte dell’Italia unita.
Mombello Frasca, noto anticamente come Monte della Frasca, è un borgo con origini documentate sin dal XII secolo. Nel 1164, l’imperatore Federico I Barbarossa confermò il possesso del territorio al Marchese del Monferrato attraverso un diploma ufficiale. Successivamente, nel XIII secolo, Mombello passò sotto il dominio della Repubblica di Chieri; un secolo dopo seguì le vicende storiche di Chieri quando questa si sottomise ai Savoia. Tra la seconda metà del Seicento e la fine del Settecento, la località fu soggetta al controllo di vari feudatari, vivendo quindi un periodo di autonomie e influenze differenti nel contesto piemontese.
Mirabello, località situata in Piemonte nel territorio comunale di Lomello, possiede una storia che si intreccia con la complessa organizzazione del periodo carolingio. Originariamente parte del comitato di Lomello, questo luogo fu donato dall’imperatore Enrico IV al vescovo di Vercelli nel 1069, confermando tale atto con un privilegio nel 1083. Nel corso del XII secolo, Mirabello entrò sotto il dominio dei marchesi di Monferrato, testimoniando inoltre fra XII e XIII secolo la presenza significativa del capitolo canonicale di Sant’Evasio di Casale, che esercitava poteri giurisdizionali nella zona. Di particolare rilievo storico è il castello di Mirabello, risalente ai secoli XIV e XV, oggi situato nel territorio comunale di Pavia e integrato in edifici più moderni.
Marentino, noto in dialetto piemontese come Marentin, è un affascinante comune situato nella città metropolitana di Torino, immerso nella regione Piemonte. La sua storia affonda le radici nel Medioevo, come testimoniano le prime attestazioni del nome, risalenti al 1164 con la forma “Merentinus” e successivamente nel 1234 come “Marentinus”. Si ritiene che il nome derivi da un diminutivo di “Merens -entis” o “Emerens -entis”. Nel corso della sua storia, Marentino fece parte della signoria dei marchesi del Monferrato a partire dal XII secolo, per poi passare sotto il dominio di Chieri agli inizi del XIV secolo. Sebbene il patrimonio storico-archeologico del territorio non sia particolarmente vasto, Marentino conserva importanti testimonianze del suo passato medievale, che raccontano una storia di insediamenti e influenze signorili tipiche di questa area piemontese.
Marengo è una frazione del comune di Alessandria, situata in Piemonte, celebre soprattutto per la storica battaglia del 1800 tra l’esercito francese guidato da Napoleone Bonaparte e le truppe austriache. Questa vittoria fu determinante, permettendo a Bonaparte di consolidare politicamente il suo consolato e aprendo la strada all’istituzione del suo Impero. La zona, anticamente abitata dalla popolazione ligure dei Marici, da cui deriva il nome “Marengo”, ha attraversato diverse dominazioni: dal periodo romano ai vari domini barbarici. Nel tardo primo millennio, l’imperatore Ottone I di Germania trasformò Bosco Marengo in un marchesato, affidandolo ad Aleramo, Marchese di Monferrato; il marchesato passò poi al suo discendente Ugone, primo Marchese del Bosco. Questo marchesato, uno dei sette appartenenti alla famiglia Aleramica, si estendeva dal territorio dell’attuale Alessandria fino quasi alle coste liguri. Nel 1168, i Marchesi del Bosco contribuirono alla fondazione della città di Alessandria, con il Borgo Rovereto, nucleo centrale, posto sotto la loro giurisdizione. Il Marchesato del Bosco mantenne la sua autonomia fino alla metà del XIV secolo, quando passò sotto il controllo del Ducato di Milano, governato prima dai Visconti e successivamente dagli Sforza.
Lusiglé, oggi frazione di San Giorgio Canavese situata in Piemonte, presenta radici antiche riconducibili all’epoca romana, come dimostrato dal ritrovamento di sepolcri e reperti di quel periodo. Il nome, risalente a documenti del XIV e XV secolo, deriva probabilmente dal gentilizio romano Lucilius, una tesi confermata dalle numerose varianti storiche del toponimo. Nel medioevo, il territorio di Lusiglé fu donato all’abbazia di Fruttuaria e fu governato da diverse signorie, tra cui i vescovi di Ivrea e i conti di Biandrate, la cui dominazione subì un momento critico nel 1344 a causa di un saccheggio da parte delle comunità di San Giorgio e Feletto. Dalla metà del XVI secolo, Lusiglé entrò a far parte del dominio dei Savoia, la cui influenza definì la storia locale senza particolari eventi degni di nota fino all’epoca moderna.
Loazzolo, situato in Piemonte nella provincia di Asti, è un villaggio ricco di storia legata alle dinastie dell’antico Basso Piemonte. Originariamente appartenuto al capostipite Aleramo e trasmesso ai suoi discendenti, il territorio fu infeudato a famiglie influenti quali i Del Carretto e i Busca. Documenti storici importanti, come il Codex Astensis, testimoniano gli atti di dedizione al comune di Asti nel XIII secolo, evidenziando l’importanza strategica di Loazzolo come punto di difesa e controllo delle vie di comunicazione verso la valle Bormida. Il paese si sviluppò intorno a un castello, poi distrutto nel Quattrocento, che sovrastava la collina e favoriva la comunicazione con territori limitrofi. Nel corso dei secoli, Loazzolo passò sotto il dominio di diverse casate nobiliari e, a partire dal 1703, sotto il controllo dei Savoia, divenendo un marchesato. Oggi, pur con poche tracce del passato fortificato, Loazzolo mantiene un legame profondo con la sua tradizione storica e territoriale piemontese.