Saronno ospita “Aleramici in Sicilia”, un progetto pluriennale avviato nel giugno del 2017 dal compianto studioso medievalista Roberto Maestri e dal ricercatore documentarista Fabrizio Di Salvo, attivo ormai da più di due anni su gran parte del territorio nazionale e non solo. Un progetto, patrocinato dalla Regione Piemonte, dal Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Regione Siciliana, dalla Regione Liguria, dall’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e quello della Fondazione UNESCO Sicilia, che nel tempo ha dato vita a numerose iniziative, convegni, conferenze, articoli, presentazioni di libri, libri, un documentario in lavorazione e un percorso turistico ed enogastronomico in costruzione su “Le Vie Aleramiche”.
Il progetto, lanciato ufficialmente a San Fratello, nel messinese, con la collaborazione del sanfratellano Prof. Salvatore Mangione, ha visto nascere, quasi spontaneamente, un comitato scientifico, composto da importanti accademici italiani e stranieri, dall’ eminente medievalista francese Henri Bresc alla statunitense Joanna Drell, docente di storia medievale e rinascimentale all’Università di Richmond in Virginia.
Il progetto rivolge la propria attenzione ad un evento storico risalente all’undicesimo secolo, la discesa al sud di genti del nord, al seguito di Normanni e Aleramici, per ripopolare quelle zone ricche di opportunità, in modo particolare la Sicilia.
“Aleramici in Sicilia” non vuole, però, essere solo il ricordo di un avvenimento storico: si tratta di un vero e proprio tentativo di offrire una visione più ampia di questa immigrazione, da noi definita “al contrario”, al fine di veicolare un messaggio, per ribaltare vecchi cliché e nuovi luoghi comuni che accompagnano le idee odierne di immigrazione da un “sud del mondo povero” ad un “nord ricco”.
La storia in questione, e si tratta di un ‘pezzo’ importantissimo della storia europea, parla, infatti, di popolazioni che dal nord Europa si recano al sud, un sud ricco e da ricostruire e che ancora oggi conserva evidenze tangibili di quel passaggio, tracce palesi e riconoscibili nel contemporaneo, sia nei tratti morfologici e morfogenetici, che nella toponomastica e nella lingua gallo italica, fino all’arte, quella arabo normanna, alle tradizioni, agli usi e ai costumi.
Un puzzle ancora da ricostruire completamente ma che, proprio grazie all’apporto di professionisti e di semplici appassionati, che sentono il richiamo di una ricerca delle proprie origini, sta proseguendo e ci ha permesso di giungere fino a Saronno.
Un’occasione di ricerca storica che, quindi, unisce anche sociologia, etnologia, antropologia e politica. Un’operazione per abbattere luoghi comuni sull’immigrazione, stereotipi ancora esistenti, aiutando a creare nuovi paradigmi e approcci rivolti alla tolleranza ed all’accettazione del forestiero, del diverso. Un tentativo di mantenere viva la memoria di un’Europa nata con l’intento di essere unita. Un ricordo che possa essere utile per legare tante genti, dalla Germania alla Francia, passando per il nord Italia, definita, in quel tempo, dei popoli lombardi, arrivando a sud fino alla Sicilia.
Una ricerca importante per un progetto che ha coinvolto, in questi anni, le autorità locali: in Normandia, da dove partono i Normanni, in Svevia per la provenienza del casato degli Svevi, nel nord Italia a partire proprio dal Monferrato, terra di provenienza degli Aleramici, in Liguria e in Lombardia, soprattutto nel piacentino.
Una rivalutazione della terra siciliana, terra di conquista di vari popoli, Arabi, Normanni, Altavilla, Svevi, Hohestoufen, Angioni e Aragonesi, dove ebbe ( e questo è anche lo scopo della ricerca) un ruolo rilevante ma spesso dimenticato, la gens Aleramica: una casata nata nel Monferrato, che si unisce agli Altavilla grazie al matrimonio, nel 1087, dell’aleramica Adelaide del Vasto con Ruggero I il Normanno degli Altavilla.
Con lei, e in seguito con il fratello Enrico del Vasto, si apre un corridoio per far giungere le genti del nord, provenienti dal marchesato Aleramico, in Sicilia, la quale da terra di conquista diventa, grazie al patrimonio culturale dei vari popoli che approdano sulle sue coste, un laboratorio di etnie, un crogiuolo di culture, una vera ricchezza socio-artistico-culturale.
Proprio la figura di questa donna è stata la scintilla della ricerca storica, promossa da Roberto Maestri e Fabrizio Di Salvo, ma anche l’occasione di incontro con il Club per l’Unesco di Piazza Armerina che, fin dal 2015, aveva iniziato ad interessarsi del personaggio di Adelasia del Vasto, gran contessa di Sicilia e regina di Gerusalemme, giunta in Sicilia all’inizio dell’anno Mille con i colonizzatori Lombardi, che diffondono nei territori conquistati una particolare parlata conosciuta come Galloitalico, presente ancora oggi a Piazza Armerina e in tanti comuni delle province di Enna, Messina, Siracusa e Palermo, con la finalità di chiedere il riconoscimento del Galloitalico, quale Patrimonio immateriale dell’umanità.
Oggi il progetto “Aleramici in Sicilia” approda a Saronno, grazie all’invito ed alla disponibilità di uno dei più attivi collaboratori, il saronnese Filadelfio Crivillaro, originario di San Fratello, dove sono state realizzate, grazie all’associazione “Gran Palio di San Filadelfo”, a tutta la comunità di cittadini e alle istituzioni locali, molte scene in costume, per riproporre ai fruitori dell’opera l’atmosfera medievale. Il documentario sta per essere completato, grazie alla tenacia di Fabrizio Di Salvo, animato dalla volontà di lasciare una traccia audiovisiva con elementi narrativi ed espressivi colti dalla realtà.
Oltre alla realizzazione del documentario, esiste un ulteriore “progetto nel progetto”, un itinerario turistico ed enogastronomico su “Le Vie Aleramiche”: una nuova prospettiva di lavoro, che coinvolge già molte località dalla Svevia alla Normandia, per arrivare poi in Italia in Liguria, Piemonte, Lombardia, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
Uno dei maggiori contributi in merito lo sta offrendo proprio Piazza Armerina, l’unica città di fondazione aleramica, soprattutto attraverso la collaborazione della Prof.ssa Anna Di Rosa Placa che ha chiesto e ottenuto il coinvolgimento della FICLU (Federazione Italiana Club e Centri per l’Unesco) e di tutti i club sparsi sul territorio nazionale.
Torniamo, però, all’oggi e alla città che ci ospita.
Saronno è profondamente coinvolta in questa “immigrazione al contrario”, dal momento che Federico Barbarossa la include nel Contado del Serpio con il trattato di Reggio del 1185, e, con la concessione ai milanesi delle regalie, favorisce il passaggio, nel territorio, degli Svevi, che da lì transitano per arrivare fino in Sicilia, creando un vero e proprio ‘corridoio’ per lo spostamento delle genti del nord.
Successivamente, il figlio Enrico VI sposa Costanza d’Altavilla, figlia di re Ruggero II ed ultima erede dei Normanni, e diventa, oltre che imperatore del Sacro romano Impero, Re d’Italia e di Germania, nonché Re di Sicilia, creando un ulteriore legame che culminerà con il figlio Federico II, lo “Stupor Mundi”, il quale sceglie Palermo quale capitale dell’impero.
Saronno diventa, quindi, un importantissimo tassello del progetto, come hanno dimostrato gli studi degli accademici Ezio Barbieri e Loredana Foti, attraverso l’esame dei cognomi comuni in Sicilia e al nord, riferiti sia alle famiglie nobili, che all’intera popolazione. Il cognome Reina, per esempio, diffuso a Saronno, è presente sia nell’ agrigentino, in modo particolare a San Giovanni Gemiti, che nel palermitano a Castronovo di Sicilia. Dunque, oltre alla lingua galloitalica, ancora molto diffusa in Sicilia, anche i cognomi, registrati nell’archivio di Stato di Palermo, sono segni tangibili di uno stretto legame tra le due terre.
Saronno, appunto, come tutta l’odierna Lombardia è stata profondamente toccata dalla prima emigrazione in Sicilia, avvenuta dopo l’anno Mille e dalla seconda in periodo federiciano, ma anche nel XV secolo con commercianti provenienti dalle valli del Lario: certo si tratta di un’altra storia, ma testimonia gli stretti legami che si vogliono evidenziare con la Sicilia.
Oggi Saronno è conosciuta in tutto il mondo per gli amaretti e l’inconfondibile liquore, prodotti entrambi con l’impiego delle mandorle, che creano un collegamento tra Saronno e la Sicilia. Certo, potrebbe essere solo una coincidenza o, forse, chi lo sa, qualcosa di più, come dimostra la presenza in Saronno di un’Associazione “ Saronno – Sicilia”, nata dalla cospicua presenza di siciliani nella città. Per questo ci piace vedere, notando come la storia sia fatta di corsi e ricorsi, andate e ritorni, una sorta di ciclo, una ruota che unisce tutti i punti: prima l’ondata di emigrazione dal nord al sud e poi un ritorno dal sud al nord. Una visione testimoniata anche da questa associazione locale, che organizza eventi e tiene uniti i due territori dal punto di vista cultura e non solo.
Pertanto, Saronno, che sarà per il progetto il centro di coordinamento delle attività promosse in Lombardia, è già attiva per chiedere il patrocinio della regione e disponibile a supportare le iniziative che si vorranno mettere in campo per ampliare la visione della storia e riportare alla luce eventi dimenticati.